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Basilica di San Petronio | Omelia del Card. A. Poma per la solennità annuale (1968) di S. Petronio patrono dell’Archidiocesi
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Basilica di San Petronio | Omelia del Card. A. Poma per la solennità annuale (1968) di S. Petronio patrono dell’Archidiocesi
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Omelia del Card. A. Poma

4 OTTOBRE 1968

 

Problemi e iniziative della nostra comunità

 

Nella festa liturgica di S. Petronio leggiamo un brano dell’Ecclesiastico, così chiamato perché nei primi secoli cristiani veniva letto comunemente nelle chiese.
Il testo biblico ricorda i grandi personaggi del popolo di Dio: dai patriarchi ai giudici, ai re e ai profeti, ai grandi sacerdoti dell’antica legge. Tra questi, Simone, figlio di Onia. Di lui poco sappiamo; ma la rievocazione è suggestiva e commovente, forse perché, a differenza degli altri personaggi, egli era stato conosciuto personalmente dall’agiografo (Eccli 50,1-14).
L’espressione biblica ha un tono esaltante, quasi di trionfalismo, si direbbe oggi. È un trionfo di luce: “Come la stella del mattino in mezzo alle nubi … come la luna … come il sole … come l’arcobaleno”. È una forma poco usata ai nostri giorni, ma efficace nell’indicare un’idea molto chiara.
Anche il Vangelo ritorna spesso sull’idea della luce, Cristo chiamò se stesso “luce del mondo” (Io. 8,11). E noi vediamo il suo riflesso comunicarsi dal Redentore ai suoi Santi, a un Vescovo santo come Petronio, la cui missione fu anzitutto quella di annunciare la parola di Dio, “la quale illumina ogni uomo che viene in questo mondo” (Io. 1,9).
Ed esultiamo, nel vedere che la storia della santità, nella Chiesa Bolognese, si arricchisce quest’anno di nuovo splendore, per la prima glorificazione ecclesiale di Clelia Barbieri, che il Santo Padre Paolo VI proclamerà “beata” nella Basilica di S. Pietro, l’ultima domenica di ottobre, festa di Cristo Re. È una data storica che avrà il suo influsso nella vita comunitaria e nella spiritualità della Chiesa bolognese, già illuminata dalla azione pastorale e dai meriti di Petronio, e di altri Santi.

 

Catechesi diocesana

 

L’idea della luce ci porta a riflettere sulla necessità dell’ascolto e della conoscenza della “Parola di Dio”. Il Concilio ci ha resi particolarmente sensibili e attenti alla voce di Dio che ha inviato a noi il suo messaggio. Il cristiano oggi sente più urgente l’impegno di prendere contatto diretto con la Bibbia, e specialmente con il Vangelo: può dare così un fondamento più consapevole alla sua fede. È necessaria la conoscenza, l’ascolto, la discussione per rendere più forti le nostre convinzioni. I cristiani sanno di dover tradurre le proprie certezze in pratica di vita.
Con la festa di S. Petronio riprende il ciclo annuale di catechesi e di attività per la città e la Diocesi. Si è scelto un tema centrale, quello della Pasqua, che ha la sua attuazione nella celebrazione del mistero eucaristico.
Scopriremo il valore della nostra Pasqua personale, se riusciremo a conoscere, con il ricordo dell’Antica Alleanza, la Pasqua di Cristo, nella sua beata passione e gloriosa risurrezione.
Sorge così la Pasqua della Chiesa, con il rinnovamento per tutta la comunità cristiana. La vita, lo sviluppo, la speranza della Chiesa e del mondo trovano alimento nell’amore che si è acceso nel Calvario e sull’Altare. Noi cristiani siamo pure chiamati a verificare tutto il valore di tale esperienza nelle situazioni attuali. È vero che i problemi oggi si presentano complessi e delicati, come il problema della pace e della guerra che assume dimensioni universali, con prospettive dense di preoccupazioni.
Il problema della fame richiama l’urgenza del sostentamento per tutti gli uomini, di ogni continente, soprattutto delle regioni più abbandonate. Anche per questo il mondo del lavoro vibra con particolare intensità.
Il problema dei popoli in via di sviluppo presenta aspetti ed esigenze così nuovi ed urgenti, da esplodere in misura sorprendente. Ci sono poi istanze comuni e profonde, come la famiglia nella sua crisi; e processi incalzanti, come la ribellione, la violenza, la contestazione.
Ed ecco il problema dei giovani che hanno acquisito la coscienza di una forza di gruppo e intendono agire attivamente e concretamente nella società. È un fenomeno che si verifica a livello europeo e internazionale, ma ha le sue manifestazioni pure nelle nostre città. I cristiani non possono essere insensibili alle profonde aspirazioni di giustizia e di rinnovamento, anche se talvolta o la forma o la sostanza si esprimono in modo che non si possono cristianamente e umanamente accettare. A tutti però si impone il dovere di cogliere anche gli aspetti positivi per assumerli e attuarli.
Siamo lieti ogni volta che si affermano ideali di giustizia e di libertà per tutti e siamo afflitti quando tali esigenze vengono trascurate o dimenticate. Desideriamo ricordare che il compito di attivo e costruttivo rinnovamento non riguarda solo le categorie interessate, ma tutti i cristiani, anzi tutti i cittadini.
Per l’importanza del settore, non possiamo omettere oggi una particolare preghiera per la nostra Università perché le sue componenti possano intensificare una collaborazione intonata alla sua funzione. Ciò anche per il particolare prestigio della sua storia e della sua vita così ricca di speranza per il futuro.
Anche per tutto il mondo della scuola, nel momento in cui si riprende l’attività di alunni e docenti, l’augurio di buon lavoro in piena serenità. Il cristiano sa che questi problemi, così difficili a risolversi, devono essere studiati alla luce della verità, che è Cristo. E allora non può ignorare, ma deve conoscere e studiare, deve ascoltare la parola di Dio, con ogni sforzo e dedizione.
Nella nostra Archidiocesi, prima i sacerdoti, poi le religiose e quindi i laici, in successive riunioni, hanno considerato il mistero pasquale come motivo della catechesi annuale.
È nostra speranza che in tutte le Parrocchie, nelle associazioni e nelle comunità, l’argomento sarà ripreso e approfondito. Vorremmo che arrivasse alle singole famiglie, nel santuario più intimo, su cui si fonda e si costruisce l’intera società. Tanto più che nel cuore della famiglia stessa insorgono problemi e difficoltà da superare con i principi del Vangelo, con spirito di fede e amore alla Chiesa, che ha parlato anche attraverso un magistero recente.

 

Vocazione e sacerdozio

 

Ritorniamo al testo biblico, e vediamo Simone, come figura esemplare di sommo sacerdote. La seguiamo nel tempo di Gerusalemme, tra le solennità dei riti, “quando sale all’Altare santo, e dà splendore al recinto del Santuario” (Eccli. 50,12).
In questa nostra festa, non dobbiamo fermarci alla solennità esteriore. Di S. Petronio, Vescovo, Santo, Patrono di Bologna, non ci sono giunti particolari di rilievo. Ma ciò che importa è il valore del suo sacerdozio inserito con doni di grazia nella nostra storia e nella nostra comunità. S. Petronio ci ricorda che nella Chiesa il Sacerdozio ministeriale è un elemento essenziale che non va attenuato, ma alimentato. Se mai, va più inserito nel sacerdozio comune dei fedeli.
Dal Concilio ci viene questa novità: è la comunità cristiana tutta che deve prendersi a cuore tale problema.
Si deve partire dalla preparazione dei futuri Sacerdoti: tutti vi sono impegnati: famiglia, parrocchia, educatori, associazioni, popolo di Dio, con i Sacerdoti e il Vescovo in prima linea.
Vi sono poi motivi particolari che ci sollecitano con maggiore urgenza: crescono le esigenze e le richieste della vita pastorale, con problemi e settori di nuovo interesse. D’altra parte, ci colpisce la diminuzione progressiva delle vocazioni sacerdotali, sia locali che missionarie. In concreto, nell’Archidiocesi possiamo considerare un prospetto che riguarda gli ultimi 20 anni. Durante tale periodo, il numero dei Sacerdoti ordinati è inferiore di 43 unità a quello dei Sacerdoti passati all’eternità. Nello stesso spazio di tempo, mentre il primo decennio ha visto l’ingresso di n. 585 seminaristi, il secondo decennio ne ha registrati 350, con la diminuzione di 235 seminaristi. È un fenomeno europeo e forse mondiale, ma che si rivela anche nella nostra terra con aspetti preoccupanti. Alla soluzione di tale problema, occorre evidentemente dare ogni preferenza.
E ancora nell’ambito dell’ordine sacerdotale, è giusto che tutti sappiano come recentemente in Diocesi si è avuta la costituzione del Consiglio presbiteriale: si tratta di un gruppo di circa 50 sacerdoti (compresi i religiosi) scelti generalmente dai loro confratelli. Hanno il compito di rappresentare tutto il clero diocesano e offrono aiuto all’Arcivescovo nella guida della comunità. Pensiamo che tale avvenimento, previsto dal Concilio e preparato da lungo tempo sia destinato ad accrescere la coesione e l’efficienza dell’azione pastorale.

 

Impegno per le nuove chiese

 

Non vi sarà sfuggito, nella liturgia di S. Petronio, l’accenno esplicito e insistente sulla cura del tempio “Durante la sua vita fu restaurato il tempio e ai suoi giorni venne fortificato il santuario” (Eccli. 50,1).
Noi siamo subito indotti a scoprirvi un significato spirituale; ma il senso letterale ci porta all’edificio in concreto. L’iconografia di S. Petronio porta l’attenzione al carattere religioso di una città, in cui il tempio ha non solo la sua topografia, ma il suo simbolismo e la sua funzione pastorale.
Il periodo storico che stiamo tuttora vivendo, specialmente nelle grandi città, accresce la preoccupazione di dare alla periferia nuove chiese per il popolo di Dio. A Bologna l’espansione edilizia aveva reso più urgente la soluzione di tale problema.
Alla ricostruzione bellica tuttora in atto si è congiunta la normale esigenza per il ripristino di molti edifici sacri. Compito tuttora assillante e impegnativo. Lo sforzo di trovare vie nuove nella costruzione delle chiese, la stabilità dei nuovi e vecchi edifici, l’intonazione all’ispirazione liturgica e pastorale del Concilio, l’esigenza dello spazio vitale di carattere religioso nell’ambito del quartiere e della zona, hanno proposto indubbiamente gravi problemi alle esigue possibilità di una Diocesi. La soluzione è affidata alla sensibilità di tutti, alla generosità di molti, alla effettiva collaborazione per affrontare l’impegno complessivo e le particolari iniziative.
Siamo grati a coloro che hanno iniziato e continuato, seguendo le direttive del mio illustre predecessore Card. Lercaro; siamo grati a coloro che lavorano con spirito di dedizione, con intelligenza e disinteresse; siamo grati agli umili e nascosti operai, sacerdoti e laici, che si impegnano con encomiabile perseveranza fino al perfezionamento delle singole costruzioni e alla progressiva organizzazione dell’attività pastorale. Sul notevole bilancio di 32 nuove parrocchie canonicamente costruite dal 1955, con l’acquisto dei terreni, sono ultimate 14 chiese e 15 opere parrocchiali, mentre sono in corso 14 nuove costruzioni. Vi sono pure 8 parrocchie che richiedono una sistemazione, mentre occorre l’urgente costituzione di 4 nuove parrocchie. Ognuna ha la sua storia, le sue difficoltà e le sue speranze. Se questo, dopo le vocazioni sacerdotali, è uno dei gravi problemi, noi desideriamo continuare l’opera che il Signore ci affida, nulla trascurando nelle nostre deboli forze, perché nei modi e nelle forme consentite tutti possano avere il dono della parola di Dio e il nutrimento spirituale necessario alla formazione di una comunità religiosa, alimento di carità e sorgente di buona speranza.

 

La presenza dei laici

 

Petronio è un Vescovo, un sacerdote, ma non è un isolato, è inserito nel popolo di Dio, padre tra i figli, fratello tra i fratelli.
Ritorna il testo biblico a contemplare il grande sacerdote: “Attorno a lui stava una corona di fratelli, come i virgulti di un cedro sul monte del Libano” (Eccli. 50,13).
Se il nostro patrono è un Vescovo, sono laici Vitale e Agricola. Anzi lo stesso Petronio, prima di essere Vescovo, secondo buona testimonianza storica (il contemporaneo Eucherio), “proveniva da una carica elevata del potere civile”.
Noi di fatto ci troviamo in un tempo in cui il compito dei laici, è stato particolarmente studiato sia per la testimonianza nell’ambito della Chiesa, sia per l’animazione dell’ordine temporale. L’attuazione però non è ancora soddisfacente.
Anche la chiarezza d’idee su quale aspetto della Chiesa esige ancora uno sviluppo. Ma siccome l’esperienza e la conoscenza vanno di pari passo, noi pensiamo che, dopo la formazione del consiglio presbiteriale, si passerà alla preparazione del consiglio pastorale.
Comprendiamo coloro che desidererebbero correre più velocemente, ma pensiamo che ogni rinnovamento, in questo e in altri campi, debba essere consapevole e graduale. E d’altra parte certi comprensibili ritardi saranno superati da una crescente sensibilità cristiana, da una mutua comprensione e mutua collaborazione.
Siamo convinti che il momento storico è importante. E se non mancano i crucci, non vengono meno le speranze. La nostra testimonianza ecclesiale, per essere vera, deve essere più completa, più intima e più vasta, Soprattutto deve manifestare la forza operante dello spirito evangelico che si diffonde nelle singole comunità per alimentare tutta la Chiesa locale.

 

La voce della storia

 
p style=”text-align: justify;”>Oggi siamo piuttosto protesi all’avvenire e, pressati da continui impulsi e stimolati da nuovi problemi, non abbiamo molto tempo o possibilità di sentire la voce della storia, da noi più o meno lontana. Eppure anche per il problema della presenza dei laici nella Chiesa, Bologna ha qualcosa di grande da ricordare e da insegnare.
I tempi sono mutati, i problemi sono nuovi, sarebbe vano voler giudicare con la mentalità del nostro tempo i primi tentativi di un lavoro che poi ha avuto nuovi programmi e nuove proporzioni.
Eppure assume un notevole valore il ricordo centenario della prima fondazione di una società dei giovani cattolici, avvenuta a Bologna nel gennaio 1868. Essa ebbe luogo in un cenacolo di laici bolognesi. E nel marzo successivo ottenne l’approvazione dell’autorità ecclesiastica locale. È un momento che non riguarda solo Bologna, ma l’apostolato dei laici in tutta Italia. Ciò sarà ricordato solennemente a Roma e altrove, ciò deve essere ricordato specialmente a Bologna.
E il merito del primo Presidente, conte Giovanni Acquaderni (sepolto nella cripta della Chiesa Metropolitana) deve essere riconosciuto specialmente da noi.
Se i problemi attuali sono mutati, tale ricordo può alimentare in tutti l’attenzione viva ai problemi del nostro tempo, la rinnovata fedeltà alla Chiesa, l’impegno di collaborazione, per dare nuova testimonianza a quanti – e sono tanti – attendono dalla nostra comunità diocesana espressioni evidenti di vita religiosa, sempre più intonate allo spirito del Vangelo.