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Basilica di San Petronio | IX Cappella di San Michele Arcangelo - Basilica di San Petronio
Nella cappella di San Michele Arcangelo, si trova il dipinto del 1582 di Donato Creti rappresentante “l’Arcangelo Michele che scaccia il demonio”.
cappella di San Michele Arcangelo
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IN RESTAURO

IX. Cappella di S. Michele Arcangelo

 

Apparteneva alla famiglia dei Barbazzi, poi dei Manzoli, infine dei Zucchini.

Sull’altare si trova “l’Arcangelo Michele che scaccia il demonio” dipinto su tela, firmato Denys Calvaert, ovvero Dionisio Fiammingo, pittore di origine fiamminga ma bolognese di adozione, e datato 1582.

Il dipinto è importante oltre che per la preziosità dell’esecuzione, per la soluzione iconografica che, attraverso la revisione operata dal Reni nel dipinto di analogo soggetto eseguito per la chiesa dei Cappuccini a Roma, diventerà modello obbligato per tutti i pittori successivi.

 

Il busto, a sinistra, in terracotta che raffigura Andrea Barbazza è di Vincenzo Onofri (1479). L’altro busto a destra, in marmo, rappresenta Giovanni Romeo Barbazzi (1580) ed è di autore ignoto.

 

Degno di nota è anche il paliotto in scagliola policroma del XVII secolo, attribuito ad Antonio Piffaro.

Il finestrone venne riaperto durante i restauri del 1896 e dell’antica vetrata restano oggi solo i vetri del rosone (San Michele Arcangelo) e dei due occhi minori (L’Annunciazione) attribuibili ad un ignoto maestro affine a Lorenzo Costa (fine XV secolo).

 

La cancellata in ferro, venne eseguita nel 1482, si segnala per la sua trasparenza e venne restaurata nel 1899 da A. Tartarini.

Sul pilone fra la nona e la decima cappella si trova la memoria della fondazione dell’Università entro un ricco ornato, intagliato nel 1510 da Marsilio di Antonio.

 

Davanti al pilone si trova la seconda delle quattro croci medievali qui trasportate nel 1798, quella detta delle Vergini o di San Daminano o dei Casali, precedentemente collocata presso l’incrocio fra le vie Farini e Castiglione e che si distingue per la sua decorazione ad intrecci vegetali meno regolari e meno incisi (X sec.).

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