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Basilica di San Petronio | Cappella dei Re Magi - Basilica di San Petronio
La Cappella Bolognini è stata costruita intorno al 1400 su disegno di Antonio Vincenzo. Al suo interno si ammirano le vetrate, il polittico con 27 figure...
Cappella dei Re Magi
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IV.Cappella dei Re Magi

 

Appartenente ai Bolognini, poi Salina Amorini, unica cappella della Basilica che conserva, pressoché intatte le decorazioni all’interno. Chiusa all’interno di una transenna di marmo veronese, recante lo stemma Bolognini, venne eseguita intorno al 1400 su disegno di Antonio di Vincenzo. La transenna denuncia l’alto livello qualitativo che Bartolomeo Bolognini volle raggiungere nell’arredarla.

L’iscrizione dorata inciso sul fregio ricorda un restauro generale della cappella fatto eseguire dal marchese Augusto Bolognini Amorini fra il 1875 ed il 1879. Sul basamento si vede, ripetuto in varie forme, lo stemma della famiglia ed anche i battenti della porta sono ancora quelli originali.

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Al 1400 risale anche la lastra tombale di Bartolomeo Bolognini eseguita da un ignoto scultore fiorentino. La cappella è arricchita da un polittico con ventisette figure in legno policromato attribuito a Tommaso da Baiso e dipinto da Jacopo di Paolo, il quale illustrò nella predella le storie dei Re Magi (il viaggio dei Magi dai paesi dell’Oriente a Betlemme, il loro incontro con Erode, l’offerta dei doni al Bambino Gesù e il ritorno) e nei pilastri angolari un folto stuolo di profeti e di santi.

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Allo stesso periodo risalgono le grandi vetrate policrome eseguite su disegno dello stesso Jacopo di Paolo e rappresentanti: il Cristo in gloria, nel rosone maggiore; l’Annunciazione sotto; nella quadrifora, dodici figure di santi assisi su troni monumentali.

Si ritiene che rappresentino i dodici apostoli, con S. Paolo al posto di Giuda, ma in vari l’identificazione risulta impossibile a causa della mancanza degli attributi iconografici certi. Si riconoscono: dall’alto e da sinistra, i santi Giacomo, con il bastone da pellegrino; Pietro, con le due chiavi, Paolo con la spada, strumento del suo martirio, come per il vicino Simone la sega; nel secondo registro troviamo due figure non identificabili, poi Tommaso con la squadra e Bartolomeo con il coltello; nel registro più basso l’unico identificabile è il terzo, S. Giovanni, perché reca sulle ginocchia un cartiglio con le prime parole del suo vangelo: “In principio”.

Nel corso dei loro sei secoli di vita, le vetrate hanno subito dei notevoli danni: già il 24 febbraio 1530, i colpi di artiglieria e le archibugiate fatte sparare da Antonio di Leyva, per festeggiare l’incoronazione imperiale di Carlo V i quali produssero ampi squarci poi riparati in modo inadeguato, ed altri danni minori seguirono nei secoli successivi, così nel 1879 le vetrate vennero sottoposte ad un vasto reintegro.

 

Solo pochi anni dopo, fra il 1408 ed il 1420, venne eseguita da Giovanni da Modena la decorazione ad affresco delle pareti. Procedendo nel lavoro dall’alto verso il basso, il pittore rappresentò: nella parete sinistra, la Trinità e l’incoronazione della Vergine fra le nove gerarchie degli Angeli, l’Arcangelo Michele ed infine l’Inferno.

Qui si scorgono: in alto e da sinistra, gli scimatisti, i sacrileghi, gli incantatori, gli idolatri, gli eretici e infine Simon Mago; sotto, ai lati Lucifero e coloro che scontano i vizi capitali.

Nella parete dell’altare, sopra la vetrata, è raffigurata l’elezione di San Petronio a vescovo di Bologna come prefigurazione della nomina nel 1412 del vescovo di Bologna Giovanni di Michele da parte di Giovanni XXIII e ai lati storie di San Petronio; nella parete d’ingresso, all’interno, il giudizio universale e profeti; nel sottarco e nelle pilastrate dottori della Chiesa e santi; nella volta azzurra sono rappresentati otto figure di santi.

Tra questa cappella e la seguente è collocata una statua in legno di San Petronio della fine del XIV dipinta dal Bagnacavallo.

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