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Basilica di San Petronio | II. Cappella di San Petronio - Basilica di San Petronio
Appartenente alla famiglia Cospi, poi agli Aldrovandi, questa cappella è il miglior esempio di architettura barocca bolognese.
Cappella di San Petronio
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II.Cappella di San Petronio

 

Appartenente alla famiglia Cospi, poi agli Aldrovandi, questa cappella è il miglior esempio di architettura barocca bolognese.

 

Fu il cardinale Pompeo Aldrovandi ad affidare la decorazione all’architetto Alfonso Torreggiani nel 1743, ma alcune importanti decorazioni vennero eseguite a Roma sotto la supervisione dell’architetto Domenico Gregorini.

 

Sopra l’altare, una “gloria” in bronzo dorato, eseguita dal argentiere e scultore romano Francesco Giardoni nel 1743, racchiude il monumentale reliquiario del capo di San Petronio, in argento parzialmente dorato e lapislazzuli, opera dello stesso Giardoni e dono di Papa Benedetto XIV.

 

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Le pareti laterali si adornano di rilievi marmorei di Ottavio e Nicola Toselli, rappresentanti l’arrivo di San Petronio a Bologna fra le figure allegoriche della Sollecitudine Pastorale, della Prudenza, della Dignità, dell’ Ubbidienza e della Purezza (a destra) e San Petronio che resuscita un muratore rimasto schiacciato da una colonna, fra le figure allegoriche della Beneficenza, della Santità, della Fede, dell’Orazione e della Confidenza in Dio.

Degli stessi fratelli Toselli sono i putti in legno che ornano il fastigio della “memoria” a sinistra, mentre di Angelo Piò sono quelli in stucco che li fronteggiano, sopra la statua rappresentante l’Aldrovandi giacente, in vesti vescovili, eseguita a Roma da Camillo Rusconi.

 

Nella volta Vittorio Bigari affrescò (1732) l’aerea scena dell’Assunzione della Vergine.

Sotto la cappella si trova la tomba del cardinale Aldrovandi, scolpita da Angelo Piò e da Camillo Rusconi, consistente in un sarcofago baccellato risalente al tardo impero romano e recante, agli spigoli, due genietti in rilievo e al centro un medaglione rappresentante la Madonna con il Bambino e San Giovannino.

 

La cancellata venne eseguita dai bolognesi Francesco Tibaldi per i ferri battuti e Giovan Francesco Fontana per gli ottoni.

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