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Basilica di San Petronio | Altare Maggiore - Basilica di San Petronio
L'Altare Maggiore presenta un monumentale crocifisso e una cupola attorno alla quale si trovano le statue dei quattro santi protettori della città.
Altare Maggiore
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Cappella Maggiore

 

Nell’abside più antica la prima tribuna sopra l’altare maggiore della basilica venne innalzata fra 1547 e il 1549, ma di essa oggi non restano che le quattro colonne di marmo veronese rimontate nella nuova abside nel 1662.

Nello stesso anno l’architetto Francesco Martini progettava la grande cupola ottagonale in legno, sostenuta da monumentali frontoni posti direttamente sui capitelli.

 

Nel 1673 su progetto dell’architetto Gian Giacomo Monti la cupola lignea venne sopraelevata ad una quota più alta tramite i quattro arconi in muratura, il tutto decorato con incantevoli stucchi da Giovan Battista Barberini per ciò che riguarda le figure e da Paolo Griffoni per gli ornati.

Il Barberini pose attorno alla cupola le grandi statue dei quattro santi protettori della città: i soldati Procolo e Floriano verso la navata maggiore, cioè verso il popolo, e i vescovi Ambrogio e Petronio verso il coro e il clero; dovunque, angeli, figure allegoriche e medaglioni con storie di San Petronio sia all’esterno, sia nell’elegantissimo interno della cupola.

 

Il monumentale crocifisso ligneo con teste di cherubini dipinte nelle testate della croce posto sopra l’altare è di autore ignoto del secolo XV, conservato fino al secolo scorso in Sagrestia (restaurato nel 1986 da A. Parlatore).

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Nel fondo dell’abside il gigantesco affresco rappresentante la Vergine con il Bambino e San Petronio venne eseguito, nel 1672, su cartoni di Carlo Cignani, da Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini per la grande scena centrale e da Giacomo Alboresi per l’ornato che la incornicia.

 

Il coro venne costruito ed intarsiato, con piccole vedute prospettiche di oggetti e architetture, da Agostino De’ Marchi il quale lavorò a 72 scanni, a due porte anch’esse intarsiate e a due capitelli.

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Fra il 1660 e il 1661, nel corso di un generale restauro, al coro vennero aggiunti gli ultimi dieci stalli a destra (escluso il capostallo) che furono ornati da tarsie solo nel 1914 da Vittorio Fiori.

Degni di particolare nota i due capistalli riccamente intagliati, realizzati su disegno del celebre pittore Francesco del Cossa, raffiguranti i santi Petronio e Ambrogio.

 

Dei due organi, quello oggi a destra, risalente al 1475 fu realizzato dall’organaro Lorenzo di Giacomo da Prato mentre Ercole di Francia ha intagliato nel legno le raffinate trine tardogotiche che incorniciano le canne di facciata e che vennero dorate da Giovanni da Ravenna.

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Nel 1674-1675 l’organo venne racchiuso nell’imponente involucro barocco, eseguito da Giovan Battista Barberini per le figure e da Paolo Griffoni per gli ornati sotto la direzione dell’architetto Gian Giacomo Monti.

Le due statue ai lati rappresentano S. Celilia e il profeta Geremia.

Quest’organo è sicuramente uno dei primi realizzati in tali dimensioni e il più antico sopravvissuto; il primo in senso assoluto fra i grandi organi ad essere costruito a registri indipendenti.

L’organo di sinistra venne costruito successivamente, nel 1596 dall’organaro Baldassarre Malamini da Cento.

Le due statue che lo fiancheggiano, raffigurano il re Davide e Santa Caterina de’ Vigri.

Gli organi sono stati sottoposti ad un accuratissimo restauro fra il 1974 e il 1982, e così pure le casse e gli ornati.

 

All’imbocco della cappella si trovano le due statue marmoree di San Francesco e di Sant’Antonio, opere eseguite dallo scultore veronese Girolamo Campagna (1620 circa).

La gradinata del presbiterio e la baluastra risalgono al 1658-59 su disegno di Gaspare Vigarani architetto modenese; il falegname Marco Paganucci eseguì la balaustra in legno.

Nel coro invernale dei canonici (ingresso sul fondo della navata) si conserva, sopra l’altare un dipinto su tavola con San Petronio in estasi, opera di Francesco Mazzanti (1523) al quale Domenico Viani, nella seconda metà del XVII secolo, aggiunse il grande punto in primo piano.

Qui si conserva pure una grande tela rappresentante San Giuseppe con il Bambino, dipinta da Giuseppe Antonio Caccioli nella prima metà del XVIII secolo.

 

La porta di uscita in Corte Galluzzi, sul fondo della navata destra, è incorniciata da un grande ornato eseguito alla fine del XVIII secolo, su disegno di Francesco Tadolini, con statue del fratello Petronio, raffiguranti Gesù Cristo, San Pietro e San Paolo, sopra il frontone, e nel medaglione la consegna delle chiavi a San Pietro.

All’esterno della stessa porta, sopra il tamburo, si trova una tela rettangolare, ottenuta ai primi dell’Ottocento aggiungendo una gloria di nuvole e angeli attorno ad una più antica immagine dell’Eterno Padre attribuita ad Amico Aspertini.

 

Sopra la porta della sagrestia, San Petronio inginocchiato davanti alla Madonna con il Bambino è opera di Cristoforo Terzi (1736 circa).

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